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Interclub con Magdi Cristiano Allam e Gianluca Salviato

Breve ma ricca di drammaticità e di pathos la narrazione di Gianluca Salviato, rapito in Libia dai terroristi che non esita a chiamare islamici. Per ben 243 giorni legato in catene vere, quelle di ferro, giacendo a terra, dormiva con un occhio aperto nell’attesa che dopo gli altri portassero via anche lui per essere accompagnato al macello. Invece fu tra i fortunati che vennero liberati, non si sa se per il pagamento di un riscatto o se per essere testimone in patria di quella crudeltà che tanto ci spaventa e che loro, i terroristi, usano come deterrente per asservirci. Furono i cannoni a fiaccarci a Caporetto; oggi la paura. Solo la fede ha accompagnato il percorso di prigionia di quest’ uomo che in pochi minuti è riuscito ad elettrizzare una sala gremita di soci dei tre club service di Castelfranco.

Poi è toccato a Magdi Cristiano Allam.

Una profusione di dati, di citazioni e di situazioni, una esposizione chiara e di largo respiro delle sue esperienze e delle sue conoscenze e visione dei problemi della gente comune e dei popoli musulmani, dell’Islam come religione e degli eventi migratori. Da islamico, al Cairo, frequentò una scuola di Salesiani, per poi venire,  profugo ante litteram, in Italia, ove si è convertito al Cristianesimo meritandosi in patria com’è la loro regola, alcune condanne a morte. Non so come si viva con la spada di Damocle sopra il capo. Certo questa incide pesantemente sul tuo modo di vedere le cose, e qui in particolare nell’interpretare i rapporti tra le tre religioni monoteiste alla luce delle parole di pace in assoluto del Vangelo e di quelle del Corano, il cui testo non va interpretato ma solo accettato in toto perché unica e vera parola di Dio, anche nei passi più violenti. Agli astanti dunque era chiaro il problema: l’Islam è davvero una religione di pace?
Poi l’altro attuale argomento: i migranti. Tanti, ma pochi se pensiamo ai 65 milioni in attesa ed al miliardo e trecento di africani che costituiscono la riserva di nuovi fuggiaschi e di nuovi arrivi tra noi. E ad essi io aggiungo, per le guerre, i popoli del medio oriente e per la miseria e l’insipienza politica buona parte dell’Asia meridionale. E sono anche questi per lo più musulmani, capaci di mutare e di alterare pesantemente gli equilibri culturali, di fede religiosa e politica dei popoli europei evolutisi nei secoli fino al comune sentire di oggi. Chiamiamola, se non ce ne vergogniamo, la nostra civiltà, che ha saputo, in nome della laicità, rifiutare al Papa Giovanni Paolo II la citazione delle origini cristiano- giudaiche europee nei propri statuti.
Tutti lo ricordiamo.

Come andrà a finire? Come la metteremo con tutti questi nuovi concittadini in prevalenza maschi adulti che arrivano pagando cifre non da poveracci, in genere ben nutriti, (non Auschwitz di sicuro), e certi di una sicura e civile accoglienza in qualche modo finanziata (manca un miliardo) e quindi sostenuta?

Come sarà con la continua richiesta di nuove moschee, più grandi per creare maggiori centri di convegno e di potere politico ed economico che per l’Islam si traducono in “religione”, visto che non hanno avuto un Mazzini a predicare la libera Chiesa in libero Stato?

Come faremo infine noi, che abbiamo creato il vuoto demografico con lo spaventoso decremento nelle nuove generazioni, qualsiasi siano le motivazioni che le hanno prodotte?

Eppure, dove c’è il vuoto lì si va a riempire, e lo stiamo chiaramente vedendo. Meriterebbe di chiederlo ancora a Magdi Allam dopo che ieri lo ha raccontato in termini perentori e pessimistici senza vie di scampo.

Noi speriamo tutti in un futuro migliore, e che non valga per i nostri figli “l’aprè moi le dèluge” di ben nota memoria.
Franco Largajolli

presentazione libro