Incontro col prof. Paolo Gurisatti

I have a dream. Maybe a nightmare…
Gradevole serata al ristorante della terrazza dell’Albergo Roma. Superba la vista sulle mura della città.
Quaranta persone ad ascoltare il prof. Paolo Gurisatti, dal curriculum invidiabile, che ci ha intrattenuti sul tema: “Debiti, banche e strade. Le nuove sfide del Veneto centrale“.
Argomenti che riassumono in sé tutti i problemi e le magagne di questa nostra città, di quelle confinanti e dell’intera pedemontana veneta.
Di debiti ce n’è per tutti. Quelli pubblici, con la loro fetta regionale, e quelli privati, resi più gravosi dalle tristemente note vicende delle banche locali. Ma debiti anche ambientali, laddove negli anni scorsi, con conferma delle carote del ghiaccio polare, si è sempre ecceduto nell’incrementare la CO2 dell’aria, cui aggiungere nei secoli industriali i diversi veleni che la produzione comporta, per non parlare del PFAS della zona della lavorazione delle pelli che ha reso non più potabile l’acqua di falda in buona parte del vicentino e del padovano. Una cosuccia da nulla. Per un’unità di CO2 ci vuole mezzo millennio e non basta a riequilibrare le concentrazioni gassose. Diciamolo pure ai sindaci di New Dehli, di Shangai e di Pechino, nonché ai responsabili delle nazioni più inquinanti del mondo, ma anche a noi che nel nord Italia disegnamo una grossa semiluna produttiva prevalentemente pedemontana e sopratutto manifatturiera, capace ancora di qualche sviluppo.
Come coprire questi debiti? Aumentando le comunicazioni stradali, (la nostra superstrada ne è un esempio), rendendo così il traffico più fluido ed agile nel trasporto su gomma. Ne conseguirà un maggiore sviluppo delle attività produttive, con espansione dell’occupazione e crescita delle retribuzioni e delle entrate in generale, con cui affrontare i debiti nazionali, bancari e privati.
Semplice, no? I paesi che hanno accolto le delocalizzazioni staranno a guardare, l’inquinamento subirà un arresto dagli studi nel frattempo evoluti sulle dinamiche pollutive, si arresterà la globalizzazione e tornerà il benessere nei triangoli di prato residuali ancora liberi tra le strisce d’asfalto delle nostre periferie a tutto vantaggio dell’edilizia.
Una nuova età dell’oro attende dietro l’angolo.
Un sogno od un incubo? Chissà.
Franco Largajolli

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